
Spazi di Crescita: un anno di progetto
Un anno di relazioni e nuove possibilità
105 minori seguiti in percorsi educativi di gruppo, 60 accompagnati con interventi individuali, 329 contatti raccolti e orientati tramite il canale WhatsApp dedicato, 98 caregiver supportati, 80 persone con disabilità coinvolte nei gruppi di socializzazione, 12 persone e nuclei sostenuti nell’autonomia abitativa e 78 persone accompagnate attraverso strumenti per l’autonomia e la formazione.
Sono questi i numeri che raccontano “Spazi di Crescita. Percorsi di autonomia e inclusione”, il progetto promosso da Spazio Aperto Servizi con il sostegno della Fondazione Guido Venosta.
Ma i numeri, da soli, non bastano. Dietro ci sono bambini e ragazzi che hanno ricominciato a frequentare la scuola o a vivere la socialità con maggiore serenità dopo mesi di chiusura e fatica. Accanto a loro, genitori che hanno trovato uno spazio in cui sentirsi meno soli, caregiver che hanno potuto condividere preoccupazioni spesso invisibili e giovani che, per la prima volta, hanno avuto una scrivania su cui studiare o una casa da poter finalmente chiamare “casa”.
In questi dodici mesi, “Spazi di Crescita” ha attraversato situazioni molto diverse tra loro, accompagnando persone che stavano vivendo momenti di fragilità, cambiamento o ripartenza.
Un lavoro costruito giorno dopo giorno, senza percorsi standard o risposte uguali per tutti, ma cercando ogni volta di adattare gli interventi alle storie, ai tempi e ai bisogni concreti di ciascuna persona.
Crescere insieme: il lavoro educativo e psicologico
Per molti bambini e adolescenti coinvolti nel progetto, le maggiori difficoltà non riguardavano solo la scuola, ma anche le relazioni con gli altri. C’entravano il sentirsi fuori posto nel gruppo, il timore del giudizio, la difficoltà di fidarsi degli adulti o di chiedere aiuto senza vergogna.
Il lavoro educativo e psicologico si è costruito dentro queste fragilità quotidiane. Non soltanto attraverso il supporto allo studio o le attività di gruppo, ma creando spazi in cui i ragazzi potessero tornare a sentirsi parte di un contesto accogliente e stabile, in cui poter essere ascoltati senza nascondere difficoltà, rabbia o chiusure.
Complessivamente, “Spazi di Crescita” ha accompagnato 105 minori attraverso attività di gruppo e 60 con percorsi individuali.
Anche le attività dedicate a studenti con BES e DSA e ai ragazzi di origine straniera hanno avuto un impatto che andava oltre il supporto scolastico. Il lavoro sul metodo di studio, sulla gestione dell’ansia o sulle difficoltà linguistiche ha aiutato i ragazzi a recuperare fiducia nelle proprie possibilità e a vivere la scuola con meno senso di inadeguatezza.
Il lavoro individuale ha avuto un ruolo fondamentale nell’accompagnare situazioni più complesse, lavorando in modo integrato sugli aspetti educativi e psicologici. In molti casi, il coinvolgimento dei genitori ha contribuito a costruire relazioni meno conflittuali e una maggiore comprensione reciproca.
Parallelamente, il canale WhatsApp dedicato è diventato per molte famiglie e ragazzi uno spazio semplice e immediato a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà, per chiedere aiuto, confrontarsi o trovare un primo punto di riferimento.
Caregiver e disabilità: sentirsi meno soli
C’è una fatica che raramente trova spazio nelle conversazioni quotidiane: quella di chi si prende cura di qualcuno ogni giorno, spesso senza pause e senza la possibilità di mostrarsi fragile a sua volta.
Per i caregiver coinvolti nel progetto, i percorsi costruiti sono stati prima di tutto questo: un luogo in cui abbassare un po’ la guardia. Uno spazio in cui parlare apertamente della stanchezza, della preoccupazione costante, del timore di non riuscire sempre a reggere tutto. Ma anche un’occasione per incontrare altre persone che vivevano esperienze simili e sentirsi meno soli dentro difficoltà spesso invisibili all’esterno.
Tra un incontro e l’altro sono nate relazioni, confronti informali e forme di sostegno reciproco che hanno continuato ad accompagnare molte persone anche oltre gli appuntamenti del progetto.
Anche i gruppi di socializzazione dedicati alle persone con disabilità hanno rappresentato molto più di semplici attività condivise. Hanno offerto alle famiglie occasioni di partecipazione, leggerezza e socialità, momenti in cui stare insieme senza che tutto ruotasse esclusivamente attorno ai bisogni assistenziali o alla gestione delle difficoltà quotidiane.
Vedere la persona di cui ci si prende cura partecipare al gruppo con maggiore spontaneità e serenità ha significato anche vivere, almeno per qualche ora, una quotidianità meno centrata sulla fatica e più sulla possibilità di condividere momenti positivi insieme.
Abitare: una casa come punto di partenza
Avere una casa non significa soltanto avere un tetto sopra la testa.
Per molte delle persone coinvolte nel progetto, ha voluto dire provare a ricostruire un equilibrio, dopo periodi segnati da precarietà, instabilità o relazioni difficili.
Con “Spazi di Crescita” sono stati sostenuti 12 nuclei e persone singole e attivati 30 percorsi di accompagnamento abitativo. Il supporto si è concentrato soprattutto sull’allestimento degli alloggi, aiutando le persone a trasformare spazi ancora vuoti o provvisori in luoghi realmente vivibili.
Dietro l’acquisto di un letto, di un tavolo o di una cucina c’è sempre qualcosa di più profondo: la possibilità di mantenere un lavoro, costruire una quotidianità più stabile, recuperare relazioni familiari o affrontare passaggi delicati verso l’autonomia.
Lo racconta bene la storia di due giovani neomaggiorenni arrivati in Italia dall’Egitto e conosciuti da Spazio Aperto Servizi fin dai primi mesi del loro percorso di accoglienza. Per molto tempo, il loro futuro è rimasto sospeso tra fragilità personali, difficoltà di inserimento e la paura concreta di non riuscire a raggiungere una stabilità reale anche dopo aver trovato un lavoro.
L’ingresso in una soluzione di housing ha rappresentato per entrambi un passaggio decisivo: non soltanto avere una casa, ma iniziare finalmente a sentirsi dentro una quotidianità vera, conquistata con le proprie forze. Il sostegno del progetto nell’allestimento dell’appartamento ha accompagnato questo momento, trasformando un appartamento ancora vuoto in un luogo da vivere ogni giorno e da cui ripartire.
In modo diverso, anche l’esperienza di un padre separato ha mostrato quanto il tema dell’abitare possa incidere profondamente sulle relazioni. Grazie al supporto ricevuto per la nuova casa, ha potuto creare uno spazio adeguato ad accogliere la sua bambina e tornare a condividere con lei momenti di vita insieme. In questo caso, la casa ha significato soprattutto la possibilità di tornare a essere presente nella quotidianità della figlia.
Formazione e autonomia: strumenti per costruire il futuro
Rimettersi in gioco, in molti casi, ha significato ripartire da strumenti molto concreti: un corso professionalizzante, la possibilità di ottenere la patente di guida, una postazione adeguata per studiare o gli strumenti necessari per portare avanti un percorso formativo già avviato.
Complessivamente, “Spazi di Crescita” ha coinvolto 78 persone attraverso percorsi formativi di gruppo e interventi individuali mirati. Tra le esperienze più significative, le due edizioni del corso per addetti e addette alle pulizie e alla sanificazione, costruite con un approccio fortemente pratico: utilizzo di strumenti professionali, simulazioni di situazioni lavorative reali e attività pensate per rendere immediatamente spendibili le competenze acquisite.
Per molte delle persone coinvolte, il corso ha rappresentato anche un’occasione per ritrovare continuità e fiducia nelle proprie possibilità dopo periodi di precarietà, inattività o forte isolamento. Uno dei partecipanti della prima edizione è stato successivamente assunto presso una cooperativa del settore, trasformando il percorso formativo in una concreta opportunità lavorativa.
Accanto ai percorsi di gruppo, il progetto ha sostenuto anche interventi individuali costruiti attorno a bisogni specifici, aiutando alcune persone ad accedere o proseguire opportunità formative e professionali che rischiavano di interrompersi per ostacoli economici o materiali apparentemente semplici, ma decisivi nella quotidianità.
È il caso di un giovane iscritto a un corso di grafica e comunicazione multimediale che, pur frequentando con impegno le lezioni, non aveva a casa gli strumenti necessari per poter studiare ed esercitarsi in autonomia.
Il supporto ricevuto per acquistare un computer, i libri di testo e una postazione studio adeguata ha significato molto più di un aiuto materiale: la possibilità concreta di continuare a investire sul proprio percorso e non sentirsi escluso da opportunità che richiedevano strumenti apparentemente semplici, ma fondamentali.
Interventi diversi tra loro, accomunati dalla stessa idea di fondo: rafforzare l’autonomia non solo attraverso il supporto immediato, ma creando condizioni concrete perché le persone potessero immaginare e costruire il proprio futuro con maggiore stabilità.
Un anno di progetto, percorsi che continuano
“Spazi di Crescita” ha accompagnato persone diverse, spesso segnate da fragilità profonde, passaggi complessi e ripartenze non lineari. Proprio dentro questa complessità, il progetto ha cercato di costruire interventi capaci di adattarsi ai bisogni reali delle persone, accompagnandole nel tempo con continuità e flessibilità.
A emergere sono stati soprattutto cambiamenti che hanno inciso sulla quotidianità delle persone: relazioni familiari meno conflittuali, una maggiore serenità nel vivere la scuola o il gruppo, la possibilità di chiedere aiuto senza sentirsi soli, il recupero di una stabilità abitativa o lavorativa da cui tornare a progettare il futuro.
È questo il risultato più significativo lasciato da “Spazi di Crescita”: non soltanto attività realizzate o obiettivi raggiunti, ma relazioni costruite nel tempo, percorsi che hanno ritrovato continuità e nuove possibilità che, nel tempo, hanno iniziato a prendere forma.
Un lavoro che ha cercato, in ogni ambito, di mettere davvero al centro le persone e la complessità delle loro vite.

